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L'Isola che non c'èCapitan uncino trema di paura!
Il calar della sera mi fa pensare
E siamo dunque a dicembre. Almeno così sembra.
Per la dimensione temporale del mio subconscio il calendario è fermo ad Aprile – Maggio, quando invece già l’anno 2007 volge al termine.
Italia che attende la nascita del Bambinello al freddo e al gelo, a temperature sotto zero o quasi; ieri sera mi stavo lamentando per questa improvvisa ondata di maltempo, quando ho subito realizzato di essere uno degli ultimi che possa aver qualcosa da ridire in merito. Già, il mio pensiero va a tutti coloro che non hanno un tetto sotto il quale ripararsi e dormire al calduccio. Io sono fortunato, ho anche un ombrello, e come se non bastasse anche un cappuccio; beh, e se proprio dovessi bagnarmi ho una casa e una famiglia alla quale rivolgermi, o presso la quale rifugiarmi. Ho anche un frigorifero che si svuota subito, ma che ancor prima si riempie. Ho anche il tempo per potere riflettere ed esporre le mie riflessioni. Ho anche il tempo per realizzare di avere tempo per potere riflettere ed esporre le mie riflessioni.
Ho anche una mia dignità, e anche il tempo per potere indignarmi.
Posso anche programmare i miei prossimi dieci - quindici giorni, poiché ho la fortuna e la serenità necessaria per potere confidare nel domani che verrà.
Una settimana a Natale.
Penso a tutte le persone malate, un po’ perché la cosa mi tocca da vicino, un po’ perché paradossalmente ciò mi fa riscoprire il senso del Natale, almeno quello cristiano. In una parola: semplicità.
Già il 25 dicembre è la festività della semplicità, nell’ottica della riscoperta della famiglia: è la famiglia il senso del Natale. Il bue e l’asinello, i pastorelli che accorrono alla nascita di Gesù, siamo anche noi. Il freddo e il gelo, sono l’ignoranza e l’ipocrisia che in ogni secondo della nostra vita martellano questa società, ormai troppo pessimista e sempre pronta a puntare il dito. Il freddo e il gelo ci avvolgono, sta a noi scaldarci col fuoco della semplicità, o altrimenti cercare qualche riparo alternativo.
Freddo e gelo sono sinonimi di consumismo, relativismo, opportunismo, buonismo.
Come è successo per ogni pastorello, è giusto che ognuno sia poi libero di accorrere a no alla stalla di Betlemme, ma senza aver il diritto di criticare l’altro che decida di partecipare o no a tale festa: Natale è solo per chi lo vuole vivere, e basta. E ognuno ha il diritto di viverlo come meglio ritiene.
Credo, infatti, che nel presepe non tutti i personaggi presenti abbiano accolto il Messia, annunciato da tantissimi profeti. Oltre ai pastorelli subito accorsi alla stalla, e ai re Magi, dobbiamo individuare anche quei semplici pastori o artigiani che hanno immediatamente criticato e condannato tale venuta, ritenendola la più grande bufala di tutti i tempi; poi sicuramente ci sono i “potenti”, coloro che hanno avuto un grosso potere politico, che possono essere stati non cristiani, o ancora cristiani “non praticanti”, i quali hanno o sottovalutato l’evento, o altrimenti lo hanno ritenuto pericoloso per le loro personali aspirazioni, cercando quindi di boicottarlo.
E ognuno di questi personaggi ha posseduto legittimamente la libertà di poter prendere le proprie decisioni, secondo le proprie priorità e il proprio credo.
Nel presepe, invece, non sempre sono rappresentati i poveri, i mendicanti, i malati, gli elemosinanti e tutti coloro che rappresentano la cerchia generale di emarginati della società. Eppure Gesù viene per loro, poiché li guarisce, li converte, li antepone ai benestanti. Ebbene, costoro non sono rappresentati perché, a mio avviso, costoro siamo noi. Già, e in quanto tali non siamo giustificati a giudicare l’altro, non siamo nella giusta posizione, poiché proprio noi in qualsiasi momento possiamo porci in contraddizione col nostro moralismo “imperfetto”. Ognuno deve rispondere delle sue azioni, e non si può far giudice dell’operato altrui.
Penso che se tutti noi cercassimo di essere un po’ più umili, prendendo coscienza della nostra piccolezza e della nostra povertà interiore, riusciremmo facilmente a convivere pacificamente, rispettando chi ci sta accanto.
Il simbolo del Natale per me è la famiglia. Una buona famiglia deve improntarsi sull’amore e sul rispetto.
Ecco allora che, anche quando non riusciamo ad amarci e volerci bene, siamo in ogni caso tenuti a rispettare l’altro, allo stesso modo di come vorremo essere rispettati da chi circonda la nostra esistenza.
Il collante delle nostre diversità deve essere il rispetto. Inderogabilmente.
I miei auguri di un Natale festoso, colorato e pieno di calore e di affetto, vanno a tutti coloro che vedono in me una parte della loro famiglia; di conseguenza vanno anche a chi io sento come parte integrante della mia famiglia, a prescindere dal legame di sangue o dalla distanza territoriale.
Un particolare abbraccio va inoltre a tutti coloro che abitualmente abitano questo blog e lo vivacizzano con le loro visite o con i loro commenti; va anche e soprattutto a tutti quei visitatori che non stanno attraversando un bel periodo, a tutti gli infermi e gli anziani, e a coloro che hanno perso la speranza.
Il più grande regalo che possiamo farci, è quello di non perdere mai la speranza nella vita.
Buona vita a tutti allora.
Salvo
Il senso della vitaDi solito un cammino implica un punto di partenza e un punto di arrivo. La storia, la letteratura, ci testimoniano come intere vite possano essere trascorse unicamente a camminare, superando varie disavventure, implicando la necessità di numerose soste: tante quanti i personaggi conosciuti in ogni momento di crisi. Il dato di fatto è la nascita di un essere vivente; la finalità della sua nascita è un’incognita, anche per lui stesso. Solitamente poi la nascita è il frutto dell’amore di due persone. Tutto ciò sembra oggettivo. Perché viviamo? Ecco la mia domanda. Potrei porla meglio ad esempio chiedendo che senso diamo alla nostra esistenza, oppure interrogandovi su quali sono le priorità della vostra vita. Credo però che la domanda “perché viviamo?” renda meglio l’idea della responsabilità che incombe già sulle nostre spalle sin dal nostro primo vagito: siamo chiamati a far fruttare il grande dono che ci viene fatto, siamo chiamati a vivere non come comparse, ma come protagonisti di una realtà che ci appartiene a 360°. D’altro canto ci troviamo ad essere al contempo co-protagonisti delle vite altrui, poiché le nostre esistenze si intrecciano più che mai e il nostro destino a volte dipende dall’altrui volontà. Questo sarebbe il caso ad esempio dell’amore tra due fidanzati o coniugi, dove questi decidano di aspirare alla vocazione della famiglia; potrebbe anche darsi il caso però di un grilletto schiacciato da un balordo in un momento sbagliato ad esempio per paura, o per codardia: potrebbe darsi il caso quindi di un destino che ci mette le spalle al muro, che ci rende nudi dinanzi una qualche cruda fatalità. E a tal proposito mi soffermo un attimo per onorare il sacrificio umano dell’ispettore Raciti e del povero Antonino Via (per saperne di più clicca qui, per visitare il blog su di lui clicca qui): non è da tutti il coraggio di dare la propria vita per gli altri. Spesso quindi la nostra capacità di inseguire ciò cui aspiriamo dipende anche dall’assenza di imprevisti o di brutti incontri. Altre volte dipende invece da incontri inaspettati con persone che ci portano su cammini e percorsi che mutano la nostra essenza, perchè ci fanno riscoprire la nostra interiorità. Io credo negli angeli, e penso che siano tanti quelli sulla terra che si occupino di noi. Spesso poi può essere un semplice “no”, dato o ricevuto a cambiare il corso della nostra esistenza: e non necessariamente in peggio.
Insomma il teatrino nel quale ci muoviamo, nel quale opera costantemente un Deus ex machina, muta continuamente, assumendo sembianze diverse, dando vita spesso a situazioni anche grottesche. E noi marionette proprio alla stessa stregua di Pinocchio, cosa inseguiamo? Cosa è che ci dona quell'anima di bambini? Cosa ci permette di tramutare la nostra pelle legnosa in corpo e anima?
Salvo is now!
Ed eccomi qua. Sono tornato!! Beh in realtà non sono mai andato via, né tanto meno ho abbandonato questo space: in questi giorni di silenzio, davvero tanti, ho spesso curiosato nella mia “isola” soffermandomi a leggere con immenso piacere i vostri commenti. Grazie a tutti per non avermi lasciato solo, grazie per le vostre continue visite. Grazie e basta, ogni altra parola è superflua. È altrettanto superfluo raccontarvi ciò che mi è accaduto in questo periodo, perché sebbene sia qualcosa di importante nella mia vita, nonché determinante, non merita ulteriore tempo rispetto a quello da me già speso a livello emozionale per viverlo e ahimè subirlo in tutto il suo evolversi. C’è un tempo per raccontare e un tempo per vivere. Ancora il momento di raccontarmi non è arrivato, e lo stesso vale non solo per voi lettori, ma anche per tutte quelle persone che possono reputarsi miei amici. Ciò non vuole essere un atto di mancato rispetto o di mancata di fiducia, assolutamente. Semmai con queste mie parole vorrei solo trasmettervi il mio dispiacere nel non essermi fatto sentire. Sappiate che non vi ho abbandonato né tantomeno vi ho dimenticato o messi in secondo piano. Continuo sempre a stimarvi e avete il mio rispetto. Purtroppo la mia assenza non si è manifestata solo verso gli amici della piattaforma “MSN”, ma anche nei confronti di tutti coloro che nella vita reale e pratica escono con me, si relazionano o condividono varie esperienze. Ci voleva, e non so se ancora ci vorrà.
Fatta questa necessaria premessa, riprendo pieno possesso e controllo del mio blog. Mi sono dimenticato quasi quasi come si fa a postare eheh!!
Allora che mi raccontate?? Che ne pensate del V-day e della proposta sulle liste civiche di Beppe Grillo?? Io per il momento non mi pronuncio anche se comunque rimango sempre del parere che i paladini della giustizia non esistono e che ognuno non fa niente per niente.. Con questo non voglio mica dire che le iniziative di Grillo siano sbagliate, non mi fraintendete! In merito invece alle vicende sulla spy-story in casa Ferrari, lasciatemi manifestare il mio sconcerto per la sentenza finale: questa non è giustizia, la sentenza è nettamente contraddittoria. Come si fa a riconoscere che la Mclaren è colpevole e al contempo a non penalizzare i suoi piloti che è risaputo che si trovano in vetta alla classifica non in ragione di propri meriti, ma al possesso indebito di conoscenze top-secret sulle tecnologie e le strategie dei rivali in rosso. Se la Formula 1 è uno sport dovrebbe essere in primo luogo garantita la lealtà sportiva, ma a quanto pare i soldi hanno la priorità su questo interesse. In tal modo io ritengo che tutti noi amanti e spettatori di questa disciplina siamo stati e continuiamo ad essere plagiati ogni volta che ci viene proposto uno “spettacolo sportivo” che, per certi versi, è già deciso o orientato in maniera forzata verso una determinata direzione. D’altro canto avverto che la nostra società è stata educata alla cultura alla illegalità: basti pensare ai numerosi discorsi dove sento che se da una parte è giusto che la Mclaren sia stata condannata, dall’altra è improponibile che l’Inter abbia ottenuto l’assegnazione dello scudetto dell’anno 2005/2006. E io mi chiedo: ma perché? Perché tanta ignoranza?? In questo caso sia la Ferrari, sia l’ Inter sono i soggetti che hanno subito un notevole pregiudizio dalle condotte scorrette, che tra l’altro vanno ad integrare numerose e gravi fattispecie di reato, assunte dalla Mclaren e dalla Juventus.
Beh del resto qua in Sicilia ancora c’è gente che si ostenta a credere che se la gente trova lavoro è grazie alla Mafia, quindi io di cosa mi dovrei stupire??
Volevo rivolgere un accenno al continuo appello che la mia amica Stefania (clicca qui per accedere al suo space) fa a tutti noi per ottenere un pò di giustizia: suo fratello è stato ucciso da qualche balordo e tutti continuano a tacere nella loro omerta ( leggi qua per saperne di più). Lei ha bisogno del nostro aiuto, non dobbiamo lasciarla sola!
Apri parentesi tonda, chiudi parentesi.
Ogni tanto quando la testa non va e il cuore non gira, mi piace strimpellare la mia fedele chitarra.
Oggi è un giorno di quelli dove mi piace mettere in musica ed esprimere in note ciò che dentro “rosica” il pathos di questo periodo della mia vita.
Cerco di scrollarmi di dosso i pensieri e il peso delle ansie che mi perseguitano: provo a farlo cantando, gridando.
Io credo che suonare sia una metafora del vivere in armonia, poiché se il musicista ha la possibilità di poter improvvisare dovendosi attenere comunque a un determinato giro armonico e a una determinata tonalità etc… anche l’uomo nel suo percorso di vita ha la possibilità di potersi “autodeterminare”, dovendo comunque rispettare certi canoni e non invadendo assolutamente la libertà altrui.
La musica credo che sia il risultato più evidente di quel connubio tra libertà e armonia.
Beh direi che oggi mi sento molto blues, sarà per la mia malinconia, per quella mia voglia di buttare fuori ciò che ho dentro, al quale non so neanche dare un nome.
A tu per tu con l'acqua salata
Tanta voglia di portare in giro la vita a fare la pipì. E così eccomi qua, rapito dalla necessità di “spensierarmi”, di slegarmi da quel peso estenuante dello stress quotidiano, cadenziato da un ritmo monotono, per nulla intriso di vitalità e speranza. Sarebbe bello cambiare prospettiva: per una volta vorrei essere io a portare la vita, invece di adeguarmi e farmi portare da lei.. Perché accontentarmi dell’apparenza che mi circonda? Perché dovermi accontentare di un fumo che non conduce ad alcun arrosto? Perché dovermi accontentare di persone che sembrano ma che non sono?? Mi guardo intorno, provo a divertirmi: provo a lasciarmi andare. Non mi riesce però così facile. Guardo negli occhi della gente che mi circonda, che mi parla, che mi cerca, e scorgo uno sguardo completamente “sconnesso”e distaccato rispetto all’atteggiamento che emerge dal suo appariscente fare. Mi riferisco soprattutto agli amici, che assumono la maschera più adeguata in base al luogo e la persona che frequentano. Z. appare forte, superba, disinibita, quando invece è una persona debole, fragile e che ha paura delle persone che abbraccia. Sa bene plasmarsi a seconda della convenienza di passaggio, ricambia i sorrisi di chi presta attenzione ai suoi interessi. J. invece è una persona carissima e generosa, ma si sente inferiore rispetto agli altri, allora fa di tutto per sminuire il loro operato. Frequenta i locali, frequenta la gente, sembra con tutti cordiale solo per venire a conoscenza di ciò che questi fanno. K. frequenta la parrocchia, persona devotissima si direbbe.. poi la vedi frequentare quella discoteca e la scambi per una “facile”. Y. si comporta da amico fedele e insospettabile, pronto anche a dare la vita per te. Il problema si presenta nel momento in cui tu giri le spalle, quando lui si traveste da un “Bruto” pronto per pugnalare. Ogni persona assume la maschera più adeguata per l’occasione, dicevo, riferendomi soprattutto a chi si spaccia per nostro amico\a.. Già, Pirandello aveva proprio ragione in tal senso: siamo uno, nessuno e centomila. Stasera mi sento deluso e perplesso perché ho perso la fiducia nella gente, che è sempre più occupata ad apparire in modo da essere voluta, ambita, amata, per ciò che mai potrà essere. Non riesco più a individuare gente con le palle, dove sono finiti i veri “uomini”, quelli che hanno un carattere e dei valori?? Oggi la società sforna solo quaqquaraqua e ominicchi, ma non veri uomini. Credo che se non fosse per quei pochi che, dimostrandomelo con i fatti e con i loro atteggiamenti, tengono accese le mie speranze in un mondo migliore e genuino, avrei già perso tutti quegli stimoli che mi trascinano verso ciò a cui aspiro. Quello che noto è che non ci si diverte per il gusto di stare assieme, non ci si diverte più con le cose semplici. Più che altro la gente esce, ma non si diverte più. Tutto questo mi lascia un amaro incredibile, sembra che quel lume della ragione funzionante da molti secoli si sia proprio fulminato nell’epoca delle nostre generazioni: se prima qualcuno credeva in qualcosa, adesso ognuno crede che sia giusto non credere. E facendo così si va avanti nella vita per inerzia, trascinati e cullati da un perenne sonno indice della avvenuta morte delle proprie speranze. Ho deciso per tutti questi motivi di portare in giro la vita a fare la pipì.
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L'altra faccia dell'Isola.
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